PATRIMONIO ARCHIVISTICO

In oltre cinquant'anni di vita e di attività culturale l'Istituto archivistico tarantino ha incorporato, sia per versamento proveniente da enti e uffici statali della provincia, sia per depositi e donazioni, un complesso di circa 32.000 unità archivistiche tra volumi, fasci, registri e pacchi.

Tale patrimonio lamenta purtroppo la perdita di serie documentarie di notevole interesse, prodotte da antiche magistrature ed Istituzioni che hanno operato nel territorio della attuale provincia di Taranto e la distruzione, operata dalle truppe occupanti durante il periodo bellico, di documentazione prodotta all'indomani dell'Unità.

Si segnalano le Corti locali di Martina e Montemesola (1772-1810), i Giudicati di Pace, di Circondario e di Mandamento (1809-1865), gli Atti dello Stato Civile (1809-1861). Di straordinario interesse il fondo degli Atti notarili, costituito da oltre  12.000  volumi dei notai del distretto di Taranto per i secoli XVI-XIX; in esso sono racchiuse le maggiori testimonianze del passato non solo per quantità ma anche per varietà ed importanza. In tale fondo l'esplorazione può essere condotta seguendo innumerevoli filoni di ricerca al fine di ricostruire le vicende storiche, artistiche, architettoniche, economiche, politiche, religiose, spirituali e culturali del territorio jonico.

Alla documentazione cartacea è da aggiungere quella membranacea conservata in seno alla sezione diplomatica dell'Istituto; si tratta di circa 7oo pergamene relative ai secoli XIII - XVIII, distribuite in tre distinte raccolte: Pergamene di Taranto, Pergamene degli Atti notarili, Pergamene dell'Università di Taranto.

Le "Pergamene di Taranto" furono il primo nucleo documentario ad impreziosire nel 1947 la nascita dell'Archivio tarantino. Provenienti dall'Archivio di Stato di Napoli raccontano in particolare le vicende storiche del Monastero di San Vito del Pizzo di Taranto e del casale di Montemesola. In tale raccolta è inserito il più antico documento custodito nel nostro Istituto: si tratta di un atto notarile rogato a Taranto nel 1221 e scritto in caratteri paleografici greci. All'interesse paleografico (è uno dei pochi  documenti dell'Italia meridionale scritti in greco) si aggiunge quello storico, essendo esso testimonianza della pacifica convivenza nella Taranto duecentesca delle culture greco-bizantina e latino-longobarda.

Di pari interesse storico e paleografico è anche la raccolta "Pergamene dell'Università di Taranto" nella quale sono racchiusi, tra gli altri, ventisei documenti originali relativi al Principato di Taranto.

L'organizzazione del materiale documentario rispecchia i versamenti che si sono susseguiti nel tempo,  corredati dai relativi elenchi che in alcuni casi costituiscono l'unico mezzo di corredo disponibile. Gli utenti hanno invece a disposizione circa 200 strumenti di ricerca frutto del lavoro dei funzionari responsabili delle diverse sezioni tecnico-scientifiche dell'Istituto. Una descrizione dei complessi documentari dell'Archivio tarantino si ricava dalla Guida Generale degli Archivi italiani, alla voce Taranto; essa ha però il limite di essere ferma alla situazione del 1994, mentre negli ultimi decenni si sono registrati significativi incrementi del materiale documentario anche in conseguenza dell'acquisizione di una sede  più spaziosa.

Il patrimonio documentario conservato nell'Archivio di Stato tarantino non esaurisce ovviamente la documentazione relativa al territorio jonico, gli utenti possono completare le loro ricerche storiche consultando i fondi conservati presso l'Archivio di Stato di Lecce, Napoli e  l'Archivio Centrale dello Stato di Roma.


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