LA CUCINA BAROCCA
 
La storia dell’uomo passa anche attraverso la storia della cucina e molto sappiamo sulla alimentazione delle popolazioni mesopotamiche, egiziane, greche, romane, medievali, rinascimentali e del dibattito scientifico e filosofico che nel Settecento portò a una vera e propria riforma della cucina. Sappiamo anche che fin dal Medioevo nacquero indicazioni sul bon ton, ma quello che ci interessa è uno studio più particolareggiato del Seicento, tempo in cui nacque la civiltà dei consumi.
Il Seicento aprì il varco a tante nuove abitudini alimentari, un secolo in cui i poveri tirano la cinghia, i mercanti vogliono far colpo sui loro ospiti, la mancanza di pane causava rivolte e nascevano i superalcolici. Nasce una cucina che lascerà il segno nella storia: la cucina barocca. Questo è il tempo in cui arrivano sulla tavola alcuni degli alimenti giunti in Europa al tempo delle Americhe: la patata, il pomodoro, il mais, la cioccolata, il caffè, lo zucchero, il pepe, il peperoncino. Da allora hanno fatto parte della nostra alimentazione. Abbiamo riportato un'intervista fatta a un esperto della storia dell'alimentazione, il prof.Paolo Capuzzo Culture, il quale ha studiato le ricadute sociali e culturali della scoperta dei nuovi alimenti.
Questo studio sulla cucina barocca ci ha portato a voler conoscer più da vicino la storia dell’alimentazione nella nostra città e a cercare i documenti relativi a questo tema e a questo tempo nel corso di tre incontri presso l’Archivio Storico di Taranto. In questa sfida ci ha accompagnati la dott. Mina Chirico con la quale, nel corso di tre incontri, abbiamo analizzato e schedato due documenti datati tra il 1600 e il 1700: una testimonianza portata da Cosimo Zaccometti e altri massafresi presso il notaio De Sanguine e la relazione sulle spese sostenute in occasione della visita a Tranto del vicerè austriaco, don Guido Visconti. Dalla loro osservazione siamo risaliti alle condizioni di vita nel 1734 e nel 1738. La dimensione locale di tale ricerca ha permesso a noi tutti di accostarci alla storia, acquisendo la consapevolezza che le fonti da sole non parlano ma diventano significative solo all’interno di un percorso, che è quello della ricerca.       

 

 

 



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