PANE BIANCO ANTI-RIVOLTA
Se vogliamo tornare al nostro amato Manzoni, chi non ricorda la rivolta per il pane, quella in cui si trova coinvolto l’ingenuo Renzo? E quindi in quest’epoca di transizione, in cui l’autorità assoluta non era messa in discussione ma comunque iniziavano a serpeggiare preoccupanti sintomi di disgregazione, la soluzione più immediata da parte del ceto, come dicevamo, il povero contadino, di per sé isolato e comunque già controllato dal signorotto locale (di fatto ancora un signore feudale), ma piuttosto il cittadino. Dove c’è concentrazione c’è pericolo: e allora venne in uso normale riservare alle città il pane bianco di frumento e alle campagne i cereali minori (miglio, panico e grano saraceno). Inoltre nelle città era normale procedere a distribuzioni di cibarie in momenti di carestia. E queste distribuzioni non erano effettuate solo da enti benefici religiosi ma anche dalle autorità municipali, per motivi di ordine pubblico.
Abbiamo parlato di campagne e città, di nobili, di borghesia emergente e di poveri. E la montagna? La montagna è sempre stata un mondo a sé, e lo era anche dal punto di vista alimentare. Alla povertà cronica di cereali si suppliva principalmente con la castagna, e in genere il concorso di prodotti dell’allevamento insieme a quelli di boschi e foreste permetteva un’alimentazione più varia, anche se spesso insufficiente, anche se alle classi più povere. Finora il nostro viaggio si è svolto nell’Europa meridionale. La parte settentrionale del vecchio continente inizia in questo secolo a manifestare delle abitudini alimentari diverse, dettate sia da ragioni climatiche che da un incremento demografico più contenuto di quello registrato altrove. Il consumo di cereali è più limitato tra le popolazioni del nord, a favore di una maggior presenza di carne sulla tavola. Mentre l’Europa meridionale predilige i grassi vegetali, al nord si fa un uso maggiore di grassi animali, strutto e burro. Nord e Sud dell’Europa sono però accomunati da una passione: quella per la bevande alcoliche. Vino, birra e sidro sono sempre presenti in tutte le tavole e le differenze di classe sociale si manifestano solo nella qualità, non nella quantità.