Il mais (Zea Mays) è un cereale che sta assumendo a livello mondiale una diffusione e un’importanza crescenti.
L’aumento delle superfici investite è senza dubbio legato alla sua utilizzazione umana.
Il mais (o granoturco, granone, frumentone, ecc.) fu conosciuto dagli europei un mese dopo la scoperta dell’America, all’internodi cuba, dove era chiamato maìz. La prima rapida diffusione del mais in Europa si ebbe nel 1600 nelle regioni balcaniche, allora facenti parte dell’impero Ottomano, grazie alle condizioni climatiche favorevoli che assicuravano produzioni di granella più che doppie rispetto ai cereali tradizionali e, forse, anche al fatto che questo nuovo prodotto agricolo, non ancora rubricato, sfuggiva alla tassazione.
La storia del mais si lega a quella della tratta degli schiavi.
Esso fu infatti introdotto nel 1600 in Africa dai portoghesi con lo scopo di poter disporre a basso prezzo del cibo necessario al mantenimento degli schiavi durante la traversata oceanica. Così mentre gli schiavi venivano trasferiti dall’Africa all’America per coltivare lo zucchero originario dell’Asia, il mais originario dell’America veniva trasferito in Africa per consentire il commercio dello zucchero in Europa.
Il mais fu accettato rapidamente in Africa perché cresceva in fretta e la sua coltivazione non richiedeva né l’aratro, né l’animale da lavoro. Era sufficiente l’uomo con la zappa.
Esso aveva inoltre una resa energetica pari a 3 volte quella del frumento.
Qualche tempo dopo il mais iniziò a diffondersi in Italia, probabilmente con varietà provenienti dai vicini Balcani. Le regioni della Pianura Padana, e in particolare quelle nord-orientali, grazie al clima favorevole furono quelle che introdussero il mais nel loro ordinamento culturale con la larghezza tuttora insuperata.
Ma anche le regioni peninsulari centrali trovarono il mais un valido contributo al precario sostentamento alimentare delle popolazioni agricole.
Nell’agricoltura tradizionale veniva coltivato con la tecnica dei “ 2-3 campi”, uno a mais e due a frumento, con gli spazi marginali occupati dai filari di vite maritata ad alberi vivi: questa formula corrispondeva esattamente alle esigenze della piccola proprietà, permettendo di ottenere il prodotto con cui pagare i tributi (in grano) e quanto serve per una seppur minima alimentazione (in mais, cioè polenta).
Negli ultimi 30-40 anni si è assistito ad un aumento costante delle produzioni medie, che nel nostro Paese sono passate dalle 2-3 t di granella per ettaro alle 12 e anche 15 t per ha. Tale progresso è dovuto sia alla sostituzione delle vecchie varietà a seme vitreo con gli ibridi a seme farinoso molto più produttivi, sia al progressivo miglioramento delle tecniche culturali, diffusesi oramai su vasta scala.
Il mais è così scomparso dalle aree marginali non irrigate, dove dà rese modeste e incostanti,e si è localizzato quasi esclusivamente nelle zone più fertili, irrigate.