IL PEPERONCINO

Il primo a parlarne fu Cristoforo Colombo nel suo diario, descrivendo l’isola di Hispanola nel 1493; e molto probabilmente le isole caribiche furono la zona originaria di tutte le varietà di peperoncino diversificate dopo la colonizzazione delle Americhe. Il chili messicano veniva già coltivato prima dai Toltechi e poi dagli Aztechi,e successivamente spagnoli e portoghesi fecero conoscere molto rapidamente il peperoncino nel Vecchio Mondo. Ma mentre gli europei, dal palato sensibile, si mostrarono piuttosto diffidenti nei confronti di una spezie che incendiava la bocca,gli africani,gli arabi e gli asiatici la accolsero come una vera e propria rivelazione. In Calabria i peperoni sono approdati all’inizio del XVI secolo,provenienti dalla Spagna dove erano portati da Cristoforo Colombo di ritorno dal suo primo viaggio in America. In Calabria non vengono tanto identificati col termine botanico quanto con il lessico popolare a secondo dell’uso e della forma della bacca: tonda, a palloncino o a cornetto e possono essere più o meno piccanti. In Calabria il peperoncino ha trovato il suo habitat ideale e,dagli esperti,sono considerati i migliori. Le bacche possono essere: piccole e coniche; sottili e allungate, o leggermente ricurve; piccole e tonde come le ciliegie; colore: bicolori, violette e rosse, verdi, verdi e rosse; sapore: piccante.
Ama i terreni lavorati in profondità, esposizioni soleggiata e molta acqua. Vengono seminati da gennaio a febbraio. Negli orti la pianta attecchisce molto meglio che in pieno campo. Quando il peperoncino è maturo viene raccolto, essiccato, macinato e conservato in barattoli al riparo dalla luce e dall’ umidità.
Nella norcineria, nelle conserve ittiche, nei formaggi, in quasi tutte le ricette tradizionali.
Nella cucina calabrese è raro trovare un piatto, fresco conservato, in cui non appaia, il peperoncino fresco o essiccato e poi macinato, in dosi modiche o esagerate è sempre presente. 


Home
Cucina barocca