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- Due promontori di natura calcarea –argillosa ,Punta Penna a nord e Punta
Pizzone a sud lo dividono in due seni: il primo seno ha una forma di
triangolo grossolano,un perimetro di 12,52 km e una profondità massima
di 14 m, il secondo seno ha forma di ellisse ,un perimetro di 15,4 km ed
una profondità massima di 10 m. In entrambi. i seni il fondo è fangoso
nella zona centrale e sabbioso lungo le coste non antropizzate Il mar
Piccolo viene considerato un mare interno, un bacino semichiuso con
problemi di ricambio idrico, che avviene
principalmente attraverso il Canale Navigabile, per mezzo di escursioni di maree
modeste di 30 – 40 cm . Per questo motivo le acque appaiono
stratificate soprattutto in
estate.
- Particolarmente importante
per l’ecologia del bacino è la
presenza di sorgenti sottomarine , chiamate citri , facilmente
osservabili nei giorni di mare calmo come anelli concentrici di acqua in
superficie che ribolle, che
apportano acqua dolce non potabile mista ad acqua salmastra a contenuto variabile di
sali.
- Esistono 34 citri e i più importanti sono il “ citro
Galeso “ ( portata media di 600 l/ s ) e il “ citrello “ ( portata media
di 350 l/s ) nel primo seno. Il
più grosso citro è localizzato nel mar Grande ed è chiamato “ anello di S. Cataldo “ perché la
leggenda racconta che il santo abbia gettato il proprio anello in mezzo
al mare per placare una tempesta.
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- I citri rappresentano lo sbocco di quei corsi d’acqua che in epoche
remote hanno dato origine alle gravine, frutto della lenta azione
erosiva dell’acqua piovana su rocce calcaree che costituiscono il
sottosuolo tarantino e che scomparsi oggi dalla superficie scorrono in
reti idrografiche sotterranee sfociando nel mare Ionio Le gravine si
presentano nelle aree più interne come valli strette e lunghe, profonde
anche 200 m e con un profilo a V , dette gravi mentre in vicinanza del
mare appaiono, a causa della minore pendenza , come valli più aperte e
sono dette lame. Esempi di
gravine sono quella di Castellaneta
che è di imbuto al fiume Lato, quella di Palagianello al fiume
Lenne, quella di Massafra al
fiume Patemisco e quella di Leucaspide al fiume Tara). Nel
mar Piccolo sfociano anche piccoli fiumi come il Galeso che si
riversa nel primo seno e ciò insieme ai citri influenza la salinità del
bacino, che risente anche delle acque di drenaggio dei terreni agricoli
circostanti.
- Inoltre il mar Piccolo
risente :
- dell’urbanizzazione e degli scarichi di acque reflue
- della presenza di scarichi industriali ( ILVA,Agip e Cementir)
- delle attività di pesca commerciale e di acquicoltura
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- A partire dagli anni 60 si è
avviato un processo di industrializzazione del territorio ionico che se da un lato ha creato nuovi
posti di lavoro dall’altro lato ha determinato la crisi delle attività
tradizionali del settore primario .La tipologia di inquinanti immessi
nell’ambiente hanno indotto le Istituzioni a dichiarare la città di
Taranto “ area ad alto rischio ambientale “. Uno degli ultimi progetti in ordine di
tempo, avviato nel 2003 , finanziato dal Ministero dell’Istruzione,
dell’Università e della Ricerca , condotto dall’Istituto Talassografico
in collaborazione con la Fondazione Marittima Michelagnoli è “ INDIVIDUAZIONE
e MONITORAGGIO di SPECIE ALLOCTONE nei MARI di TARANTO “.
- Tale progetto ha come obiettivo quello di valutare le conseguenze
sull’ecosistema marino relative all’introduzione di specie alloctone
giunte nei mari di Taranto,involontariamente , attraverso i canali di
comunicazione con gli altri mari come gli stretti di Gibilterra e
di Suez o volontariamente
attraverso l’importazione di organismi per l’acquicoltura.
- I mari di Taranto sono particolarmente a rischio per l’elevato traffico
navale e per le attività di acquicoltura che si svolgono : sono state
infatti individuate circa 30 specie alloctone tra alghe e animali.
- Tali organismi insediandosi nel
nuovo ambiente possono diventare un elemento stabile , trasformandosi in
specie invasive che causano
- cambiamenti a livello della catena trofica locale modificando l’ecosistema preesistente
- danni economici per l’acquicoltura e la pesca
- danni alla salute umana nel caso in cui le microalghe tossiche si
concentrino per filtrazione nei molluschi eduli lamellibranchi ( mitili,ostriche,
vongole ecc)
- Le cause che portano ad introdurre le specie alloctone possono essere involontarie
,quali
- le navi mercantili che ,caricando
le acque di zavorra ed eventuali organismi planctonici alien nei porti
di origine, le scaricano poi nei porti di destinazione
- le reti e le ancore delle imbarcazioni da pesca e da diporto che possono
trascinare frammenti di alghe rimasti impigliati
- l’introduzione di specie alloctone come epibionti ,commensali, parassiti
di specie destinate al commercio o all’acquicoltura
- oppure volontarie quali
- l’importazione di specie non native per scopi di acquicoltura e
ripopolamento
- l’importazione di molluschi e loro stadi giovanili destinati
all’accrescimento e alla stabulazione
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- I fondali dell’arco ionico presentano scenari molto diversi a causa
della particolare conformazione della costa. Il litorale ha come lembi estremi della provincia Ginosa
Marina per la parte occidentale e
Campomarino per la parte
orientale . Il versante occidentale della costa da Ginosa Marina fino
agli insediamenti del nuovo porto mercantile è caratterizzato da una
lunga e continua riva sabbiosa la cui sabbia deriva dal dilavamento
degli Appennini Lucani mentre al largo l’acqua torbida nasconde
rigogliose praterie di Poseidonia e lungo le secche si notano
coralligeni , un insieme di concrezioni
calcaree formate principalmente da alghe rosse a tallo calcareo,
antozoi, serpulidi e briozoi.
- Il versante orientale che si
estende da Capo S.Vito fino a Campomarino è caratterizzato da una costa
bassa e rocciosa interrotta da cale più o meno ampie dove si distendono
spiagge di sabbia bianca e finissima mentre vasti tratti di fondale sono
ricoperti da praterie di Poseidonia.
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- Le correnti e le mareggiate spingono le foglie morte verso le coste dove
si accumulano in grandi ammassi e formano le caratteristiche “ palle “
spugnose sulle spiagge sabbiose.
- La diffusione è affidata
ai frutti. Questa pianta presenta organi specializzati per la
riproduzione sessuale formando fiori e frutti ; questi ultimi chiamati
olive di mare quando sono maturi si staccano dalla pianta e galleggiano
trasportati dalle correnti in nuove zone:quando i frutti marciscono
vengono emessi dei semi che ,trovando condizioni ottimali sui fondali,
daranno origine a nuove praterie
- È una grande produttrice di
ossigeno e si sviluppa in acque limpide dove la penetrazione dei raggi
solari favorisce la crescita
- forma caratteristiche strutture , chiamate mattes ,in seguito alla
crescita verticale ed orizzontale di rizomi , che creano un effetto di
barriera che attenua il moto ondoso del mare e le correnti marine
proteggendo efficacemente il litorale dai fenomeni erosivi
- Le praterie di Poseidonia oceanica sono di importanza fondamentale per
l’ecosistema marino in quanto forniscono alle acque costiere ossigeno e
sostanze organiche, offrono rifugio consentendo la riproduzione e lo
sviluppo di numerose specie marine e stabilizzano i sedimenti proteggendo il litorale
dall’erosione.
- Nonostante tutte queste caratteristiche positive si sta assistendo ad
una diminuzione nel mar Mediterraneo e nei nostri mari della prateria di
Poseidonia per diversi fattori:
- la cementificazione delle rive
- gli ancoraggi per le attività portuali
- gli scarichi industriali e urbani
- l’eutrofizzazione algale con conseguente putrefazione sul fondo e
consumo dell’ossigeno disponibile
- i sistemi di pesca dannosi come l’uso di reti a strascico
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- Taranto risulta particolarmente a rischio in seguito
- all’ampliamento delle attività
portuali militari, commerciali e industriali
- alla pratica della miticoltura che comporta il transito di numerose
specie di molluschi ( mitili, noci, ostriche, vongole ) provenienti dai
paesi della Comunità Europea e da paesi extraeuropei e diretti agli
impianti di depurazione o ai venditori al dettaglio
- Nei mari di Taranto sono state rinvenute alcune specie di alghe
alloctone come
- Undaria pinnatifida e Caulerpa racemosa e pesci di origine tropicale
come il pesce pappagallo,il pesce balestra mediterraneo e il barracuda
mediterraneo.
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- Undaria è un’alga bruna originaria del Mar del Giappone ritrovata per la
prima volta nel 1998 nel primo seno del mar Piccolo a ridosso della
banchina di via Cariati. Si ipotizza che quest’alga sia stata introdotta
dall’uomo perché diversi pezzi di alghe ,utilizzate allo scopo di
mantenere fresco il prodotto ,come copertura di una partita di ostriche
giapponesi importate ,sarebbero state gettate nelle acque prospicienti
il mercato ittico dando così inizio allo sviluppo delle prime colonie
algali. Si è accertato che quest’alga ha provocato seri danni alle attività di
miticoltura in quanto ,entrando in competizione per la conquista di
substrato disponibile per la crescita con le larve dei mitili, provoca
un calo nella produzione annua .
- Caulerpa è un’alga verde di origine indopacifica che è stata ritrovata
per la prima volta nel 1996 nelle acque in prossimità delle isole
Cheradi ad una profondità compresa tra 6 e 9 metri. Da alcuni anni
quest’alga ha assunto un carattere altamente invasivo tanto da formare
estese praterie sui fondali dei mari di Taranto soffocando le specie
autoctone come la Poseidonia.Il rischio maggiore è che la Caulerpa
racemosa possa insieme alla Caulerpa taxifolia sostituire la Caulerpa
prolifera , alga nativa dei mari di Taranto.Tale forma di invasione
biologica determinata dalla notevole capacità di adattamento dell’alga
ad ogni tipo di fondale (
sabbia,fango,detriti,ghiaie ) è facilitata dalla mancanza o dallo scarso numero di predatori,
- dalla grande velocità di
crescita e dalla capacità di
riprodursi anche per frammentazione come ad esempio attraverso minuscoli
frammenti trattenuti da ancore e reti da pesca .
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- Il pesce balestra ,Balistes caroliniensis, è prevalentemente diffuso
nella fascia tropicale compresa tra l’oceano Pacifico e l’oceano Indiano
, misura circa 60 cm di lunghezza ed ha il corpo verde con numerose
linee ondulate arancioni .Possiede denti a scalpello e mascelle robuste
con cui è in grado di triturare coralli e gusci di molluschi per
nutrirsi. Quando lo si toglie dall’acqua lancia una specie di grugnito
caratteristico. Tale pesce è presente nelle acque tarantine dal 1965 mentre il pesce pappagallo
,Sparisoma cretese, è stato ritrovato presso l’isola di San Pietro nel
2003. Esso presenta un corpo ovoidale , la bocca munita di un becco
corneo e la livrea maschile molto appariscente , di colore rosso
vivo con una chiazza verde – gialla sul capo ed una gialla più piccola
sul peduncolo caudale. E’ un pesce diffuso nell’oceano Atlantico
orientale che si è spinto nel mar Mediterraneo dove l’acqua ha subito
aumenti di temperatura.Il barracuda mediterraneo, Sphyraena viridensis è
spesso confuso con il Luccio di mare, molto più raro, del quale è
parente strettissimo insieme al più noto Barracuda tropicale Può
raggiungere al massimo i 10-12 kg per una lunghezza di circa 1.30 metri
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- In conclusione :
- Taranto è sede di un importante porto militare, commerciale ed industriale e ciò provoca un
incremento del traffico delle
navi mercantili che attraverso le ancore, le acque di zavorra, il
fouling sulle carene , incrementa il rischio di “inquinamento biologico “ delle nostre
acque.
- E’ pertanto importante emettere
istruzioni ufficiali da parte delle Istituzioni preposte affinchè tutti
gli utilizzatori del mare possano evitare di attuare pratiche che
diffondano specie invasive
valorizzando così il capitale biogenetico , il patrimonio
naturalistico e la produzione ittica
tarantina.
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