ISTITUTO PROFESSIONALE DI STATO “ F.S. CABRINI TARANTO
Dir.scol : Dott.Prof. Angelo Carrieri
Anno scol.2009/10
UN MONDO PIU’ PULITO
LABORATORIO DETERSIVI BIOLOGICI
(Guida all’acquisto e al fai da
te)
Classe
IIIA O.C.B coordinati dalle prof.sse A. Iannotta e A. Di Turo
IMPARIAMO A
CONOSCERE I DETERSIVI
I termini “detergente”, “detersivo” e “preparato per
lavare” sono tra loro sinonimi.
I detergenti sono prodotti di uso frequente nella nostra vita quotidiana.
In società primitive i panni
venivano lavati sbattendoli sulle rocce; il processo poteva essere migliorato
usando le foglie di alcune piante che contengono saponine (glucosidi con
attività schiumogena e tensoattiva)
Il sapone come tale è
certamente noto dall'antichità: i Galli, gli Egiziani e i Fenici producevano
sapone da sego di capra e cenere.
Nel III secolo l'imperatore
Settimio Severo riuscì a promuoverne l'uso.
Nell' VIII e IX secolo l'arte di produrre
sapone si sviluppò in Francia sotto Carlo Magno ed in Spagna. Marsiglia fu un
centro importante.
SAPONE
E’ di solito un sale di Sodio o di Potassio di un acido carbossilico alifatico a lunga catena, che si prepara per idrolisi alcalina (saponificazione), da grassi di origine vegetale o animale.
Praticamente, fino alla fine del 19° secolo, il sapone era l’unico detergente con proprietà tensioattive. In aggiunta al sapone, si usavano degli altri ingredienti che apportavano benefici specifici. Ad esempio per il bucato si usava la cenere che aveva un potere sequestrante della durezza dell’acqua dovuta alla presenza di fosforo e soda che contribuivano ad aumentare l’alcalinità delle soluzioni di lavaggio. Per le stoviglie, invece, si usava spesso la sabbia per il suo potere abrasivo. Per avere i prodotti che usiamo oggi dobbiamo, però, arrivare a tempi molto recenti. La storia dei detergenti sintetici inizia solo nel 20 secolo ed è segnata da due gravissimi eventi: le due Guerre Mondiali. Fu proprio a penuria di alcuni materiali fondamentali per la produzione del sapone (i grassi durante la Prima Guerra e di grassi e l’olio durante la Seconda Guerra) a stimolare la ricerca per trovare alternative sintetiche. Finalmentenel 1946, fu introdotto negli Stati Uniti il primo prodotto per il bucato totalmente “costruito” che conteneva una combinazione di tensioattivi di sintesi e di “sequestranti di durezza” (builder).
Da qui è stata aperta la strada allo sviluppo di nuovi prodotti efficaci, facili da usare e sicuri per i consumatorie per l’ambiente. Inizialmente si usavano gli stessi prodotti per le varie applicazioni (bucato, stoviglie, superfici).
Poi col passare degli anni sono state sviluppate delle formulazioni specifiche che davano i migliori risultati per quella determinata applicazione.
Formulazione dei
più comuni detergenti
Le formulazioni dei detergenti sono assai complesse e
diversificate, a seconda dello scopo specifico a cui è destinato quel
particolare prodotto.
Per quanto riguarda i
detersivi per il bucato, essi devono essere in grado di svolgere il loro
compito in condizioni di temperatura, durezza dell’acqua e su macchie e tessuti
estremamente diversi fra loro. Per questi motivi il semplice sapone non è più
sufficiente e la formulazione dei detergenti comprende vari ingredienti, ognuno
dei quali svolge un compito ben preciso. Tra i vari componenti principali,
possiamo dire che i tensioattivi ed i sequestranti di durezza (builder) sono la “colonna dorsale” di tutti i
detergenti. Accanto a queste due famiglie funzionali,i detersivi contengono una
serie di “coadiuvanti” che apportano benefici specifici e che differenziano le
varie formulazioni tra loro.
Analogamente alle altre
categorie di detersivi (per le stoviglie, superfici, ecc.), vi sono elementi
funzionali comuni, tra i quali possiamo dire che i tensioattivi sono
praticamente “onnipresenti”.
• I tensioattivi servono a rimuovere lo sporco e lo fanno con tre azioni:
aiutano l’acqua a bagnare lo sporco (diminuendo la tensione superficiale),
aiutano a rimuovere lo sporco dal capo o dalle
superfici (piatti, pavimenti,
ecc.), mantengono lo sporco in sospensione nella soluzione di lavaggio evitando
che, una volta rimosso,si ridepositi sui tessuti o sulle superfici in generale.
Esistono
vari tipi di tensioattivi:
❑ Anionici:
hanno una carica elettrostatica negativa. Sono i più diffusi. Sono usati nei
prodotti per il bucato, per il lavaggio delle stoviglie a mano e per la pulizia
della casa. Hanno un alto
potere schiumogeno e un
elevato potere pulente su tutti i tipi di sporco. Fanno parte di questa classe
composti come gli alchilbenzensolfonati, gli alchilsolfati, gli
alchiletossisolfati e gli
alcoletossisolfati.
❑ Non ionici: non hanno carica elettrostatica, quindi sono meno
sensibili alla durezza dell’acqua. Vengono usati nei prodotti per il bucato,
per il lavaggio delle stoviglie in macchina e nei coadiuvanti di lavaggio. Rimuovono
la maggior parte dei tipi di sporco con un’azione particolarmente forte sugli
sporchi di natura grassa. Fanno parte di questa classe composti come gli alcoli
etossilati e gli ossidi di alchilamina.
❑ Cationici: hanno una carica elettrostatica positiva. Sono stati
utilizzati principalmente negli ammorbidenti, ma sono ora presenti anche in
alcuni detersivi per bucato. Fanno parte di questa classe composti come i sali
di ammonio quaternari e gli esteri quaternari.
❑ Anfoteri: sono in grado di prendere una carica elettrostatica
diversa a seconda del tipo di soluzione nella quale si trovano. Sono utilizzati
nei prodotti per la pulizia dei piatti per la loro delicatezza, potere schiumogeno
e stabilità. Per ora hanno ancora un uso limitato. Fanno parte di
questa classe composti come
le betaine e gli alchilammino-ossidi.
• I sequestranti di durezza (builder) sono presenti principalmente nei detersivi
per il bucato, ma possono essere usati anche in altre categorie. Tali
ingredienti hanno la funzione di favorire le prestazioni dei tensioattivi,diminuendo
la durezza dell’acqua e aiutando a trattenere lo sporco in soluzione. Un
ingrediente“storico” di questa categoria sono i polifosfati. A seguito di
episodi di crescita abnorme di alghe (eutrofizzazione)nel mare Adriatico negli
anni Settanta, l’uso di tali ingredienti è stato fortemente limitato ed i
polifosfati non sono praticamente più usati in Italia nei detersivi per il
bucato da alcuni decenni e sono tati sostituiti dalle zeoliti.
Per quanto riguarda gli altri
ingredienti presenti in un detersivo, le differenze sono notevoli (sia
qualitativamente che quantitativamente) a seconda delle funzioni che il
prodotto deve svolgere. La tabella seguente ne indica alcuni.
Cosa dobbiamo
preoccuparci di leggere su una confezione di detersivo?
Dal rivenditore
Dobbiamo innanzitutto controllare che quello che stiamo comprando sia effettivamente il prodotto di cui abbiamo bisogno. Non vorremo acquistare un prodotto per pavimenti se abbiamo bisogno di un prodotto per lavare i piatti!
Una volta scelto il prodotto e la marca che preferiamo,dobbiamo essere sicuri che anche la quantità che compriamo sia in linea con quello che volevamo. Confezioni troppo piccole possono non essere sufficienti ed obbligarci ad acquisti ripetuti in tempi brevi, così come confezioni troppo grandi possono essere ingombranti ed, una volta aperte, esporre il prodotto ad invecchiamento.
Normalmente le quantità sono espresse in Kg. O in litri. Sulle confezioni di detersivi per bucato in lavatrice si può trovare quasi sempre anche il numero di “misurini”che possono essere prelevati da quel determinato pacchetto. Questo numero è uguale al numero di lavaggi effettuabili in condizioni di sporco normale e con una durezza dell’acqua media. Questo ci permette di paragonare anche il costo per lavaggio tra i vari prodotti e le varie confezioni.
Una volta a casa
Istruzioni per
il dosaggio: servono per permettere un utilizzo
corretto ed economico del prodotto. La quantità di prodotto da usare viene
normalmente raccomandata in funzione
del tipo di prodotto e dello
scopo per cui verrà utilizzato. Per i prodotti che vengono utilizzati “per il
lavaggio a mano”,sia per il bucato che per le stoviglie che per le
superfici(pavimenti, mattonelle, bagni) il dosaggio non è sempre fissato e
molto dipende dalle condizioni di uso. Ad esempio la concentrazione a cui va
usato un detersivo dipende soprattutto dalla quantità di sporco da rimuovere.
In questi casi è sempre opportuno cominciare con poco prodotto ed eventualmente
aumentare le dosi se i risultati ottenuti non sono soddisfacenti.
Per i prodotti da utilizzare
nelle macchine lavatrici e lavastoviglie, le dosi sono più precise. In
particolare,per i prodotti per il bucato in lavatrice, la dose da utilizzare
per lavaggio è generalmente espressa in misurini (mezzo misurino, un misurino
ecc.) il cui numero dipende dal livello di sporco e dalla durezza dell’acqua. È
molto importante dosare secondo le istruzioni fornite dal produttore del
detersivo, in quanto la quantità suggerita è quella che serve per ottenere i
migliori risultati di pulizia ed evitare possibili inconvenienti. Infatti i
detersivi contengono ingredienti miscelati opportunamente per ottenere i
risultati ottimali, se dosati in modo appropriato. Se si usa troppo poco detersivo,
la quantità di questi ingredienti nell’acqua di lavaggio è insufficiente e di
conseguenza il risultato del bucato non è quello atteso. E questo può portare a
dover rilavare alcuni capi con conseguente spreco di detersivo. Troppo poco
detersivo può anche causare l’accumulo di depositi di sali minerali nella
lavatrice, che perde la sua efficacia aumentando così il costo per lavaggio.
D’altra parte se si usano quantità eccessive di detersivo,oltre allo spreco, si
può generare troppa schiuma con possibile fuoriuscita dalla lavatrice e si
potranno trovare dei residui sui tessuti perché il risciacquo non riuscirà a
rimuovere il prodotto in eccesso.
Composizione
chimica: è l’elenco degli ingredienti
principali del prodotto. La legge stabilisce quali ingredienti devono essere
obbligatoriamente indicati se presenti nel prodotto e come indicarli. Gli
ingredienti chiave sono elencati a seconda della loro quantità come percentuali
(inferiore al 5%, da 5 %a 15%, da 15% a 30%, oltre 30%). È molto importante
disporre sempre della composizione chimica riportata dal produttore sulla
confezione in quanto:
• è molto utile per il medico che presta il primo
soccorso sapere cosa contiene il prodotto in caso di contatto accidentale con
gli occhi, o in caso di ingestione o di eventuali reazioni cutanee;
• in alcuni casi alcuni produttori di tessuti indicano
quali componenti dei detersivi potrebbero danneggiare
i loro capi ed in genere
questi ingredienti, se presenti, sono fra quelli elencati nella lista degli
ingredienti,per cui i prodotti che li contengono non dovranno essere utilizzati
per quei capi.
Prodotti classificati “pericolosi” secondo
l’attuale normativa
Sulle etichette dei prodotti
che per loro natura possono presentare, se non utilizzati correttamente, un certo
livello di rischio, la legge ha stabilito che i produttori riportino alcune
informazioni aggiuntive.
La “pericolosità” di un
prodotto viene espressa mediante dei simboli
e diciture standard, riportate
all’interno di uno spazio dell’etichetta ben delimitato ed evidenziato.
Tutte queste etichette non vanno mai rimosse e come regola generale
tutti i prodotti, siano essi “pericolosi” o no, non vanno mai travasati in altri contenitori! Infatti potrebbero non essere
riconosciuti e causare dei danni alla salute!
Idetergenti, rappresentano
una delle principali entità di rischio di patologia dermatologica nell’ambito
del lavoro domestico; sono, infatti, di per sé degli irritanti primari e
quindi, se usati senza le dovute precauzioni,possono causare dei danni alla
pelle a chiunque li maneggi.
I danni dermatologici
prodotti da detergenti possono essere distinti in:
– dermatiti da contatto
irritative e allergiche;
– sovrainfezioni delle
dermatiti da contatto da parte di batteri e funghi;
– aggravamento di
preesistenti dermatiti di diverso tipo.
CONSIGLI
Il nostro modo di consumare
si basa su un modello non sostenibile,
costi delle materie prime e del petrolio spingono verso l’alto i prezzi di
qualunque bene, il nostro modo di consumare , inoltre , produce montagne di
rifiuti e la maggior parte sono imballaggi
“ usa e getta”
Ogni giorno usiamo e SPRECHIAMO tanti
detersivi che vanno ad inquinare inutilmente l’ambiente e a intossicare noi
stessi.
E’ fondamentale un uso
consapevole di questi prodotti
Con piccoli gesti è possibile
contribuire alla salvaguardia dell’ambiente e della salute : basti pensare che
per produrre un solo flacone vuoto di detersivo
si impiegano : 239 litri di acqua, 1,46 Kwh
di energia elettrica, 133,9 grammi di anidride carbonica liberata in atmosfera
….senza contare il cartone per gli imballaggi secondari, il gasolio consumato
per trasportare il prodotto preconfezionato ed il derivante inquinamento
atmosferico
Come sostituire i detersivi tradizionali in modo efficace, economico e soprattutto
rispettoso dell'ecosistema umano e globale?
E’ stato dimostrato in laboratorio che la metà
esatta di una dose di detersivo, sia esso tradizionale o biologico, compie la
grandissima parte del lavaggio. L'altra metà serve solo ad ottenere un lieve
miglioramento del lavaggio. Da questa consapevolezza possiamo imparare ad usare
sempre meno detersivo di quanto ne viene consigliato, e valutare i risultati
Eliminare
i prodotti superflui
Al
posto dei soliti spruzzini con detergenti convenzionali preparare e usare
spruzzini con acqua e aceto e/o con acqua e acido citrico
e/o con acqua e bicarbonato
Utilizzare
i panni magici in microfibra
Utilizzare acqua calda
Lascia
agire qualche minuto i detergenti e i disinfettanti prima di rimuoverli
Usare
i guanti
Usare
meno detersivo di quanto ne viene consigliato
Non
versare direttamente il detersivo liquido, ma serviti di un misurino,
perché il peso del flacone può fartene versare più del
necessario.
Al posto degli spruzzini
smacchiatori usa il sapone di marsiglia ( vedi ricetta ) , preferibilmente
quello vegetale
Al posto degli sbiancanti, usare , ogni tanto, il PERCARBONATO, da non
confondere con perborato
BIO INGREDIENTI
Il bicarbonato è economicissimo soprattutto se di marca NON pubblicizzata.
CARATTERISTICHE:
Solubile in acqua
Delicatamente abrasivo
Impedisce la formazione dei funghi
Ha la grande proprietà di assorbire gli odori
Ottimo come antiodorante per piedi e ascelle
COME SI USA:
in soluzione acquosa negli
spruzzini detergenti fai da te ( attenzione alle miscele di prodotti che si
annullano, vedi aceto e acido citrico + bicarbonato )
coadiuva nella sgrassatura
delle stoviglie e facilita l'azione dei tensioattivi presenti nel detersivo
piatti
In pasta acquosa per pulire
superfici : frigo, microonde, taglieri cucina, lavabi, ecc.
Lasciato in scatola aperta
negli spazi dove vogliamo assorbire gli odori o cosparso puro su lettiere per
gatti ecc.
L' alcalinità è indicata da un pH tra 7 a 14.
Una soluzione ottenuta da 50 g di bicarbonato sciolti in 1 litro di acqua ha un
pH compreso tra 8,1 e 8,6 (a temperatura ambiente).
Ciò significa che rende debolmente alcalino l'ambiente; quindi impedisce la
sopravvivenza di quei batteri che vivono in ambiente neutro o debolmente acido.
Per avere un potere igienizzante superiore, bisogna usare una soluzione
concentrata, ricordando che la solubilità massima è 96 g in 1 litro.
IN
SINTESI : il bicarbonato ha un potere igienizzante , variabile
a seconda della concentrazione con cui viene diluito in acqua e a seconda della
temperatura dell'acqua.
Una soluzione di 50 gr di bicarbonato sciolto in un litro di acqua ha una
modesta azione igienizzante.
Una soluzione più concentrata, fino 96 g per litro, aumenta il potere
igienizzante.
Non va usato
con acqua troppo calda, perchè si scompone a temperature superiori a 60°C
Entrambi hanno, da soli, un forte potere sgrassante.
Coadiuvano tantissimo alla pulizia di casa, in maniera naturale ed efficace.
Sono due prodotti dalla chimica opposta e quindi non vanno assolutamente
mescolati.
Nelle miscele (acqua, detersivo per i piatti, alcool) vanno usati
singolarmente, o uno o l'altro, altrimenti si inattivano a vicenda.
Il bicarbonato ha un'azione addolcente sull'acqua che rende i tensioattivi più
aggressivi (il detersivo agisce meglio). I tensioattivi sono indispensabili per
sgrassare a fondo.
L'aceto si può utilizzare sia nelle pulizie che in fase di risciacquo.
Attenzione a
non usare l'aceto (e gli altri acidi) sul marmo e sul travertino.
Commercializzato sotto il nome di Soda Solvay e chiamato impropriamente “lisciva”,
il carbonato di sodio è molto simile al
bicarbonato, ma più alcalino e quindi più corrosivo.
Ha gli stessi usi del bicarbonato, anche se richiede maggiore attenzione. È
consigliabile utilizzarlo come detersivo solo per indumenti da lavoro o tessuti
robusti. La forte alcalinità tende a rovinare le fibre dei tessuti,
indebolendole, e a sbiadire i colori. Non contenendo poi sequestranti che addolciscano
l’acqua, il calcio si deposita sulle fibre irrigidendole e “seccandole”, così
da provocarne col tempo la rottura.
È invece utile per lo sporco grosso, come i grassi bruciati di caminetti e
barbecue, l’unto dei pavimenti di garage e officine, la fuliggine di cappe e
aspiratori, i residui d’olio e vino di bottiglie e damigiane.
Non va usato su superfici in alluminio legno e cotto, pavimenti non cerati,
vasche tubi o piastrelle in fibra di vetro.
Essendo moderatamente irritante per naso e occhi, è bene non respirare la
polvere che eventualmente si alzi.
Senza enzimi, profumi,
sbiancanti ottici ( senza inquinanti )
Azione igienizzante per
bucato, stoviglie ed accessori di uso comune
Migliora il lavaggio in
presenza di acque dure grazie alla presenza di silice lamellare
Rispetta i tessuti
Igienizza, sbianca e smacchia
già a 30°C
A temperature comprese fra
i 40 e i 60° si scompone in carbonato di sodio e ossigeno. L’ossigeno attivo,
che si forma per il solo effetto della temperatura e senza bisogno di altri
attivatori chimici, scompone ed elimina le macchie, oltre ad avere un’azione
igienizzante.
Si presenta in commercio come
una polverina bianca e generalmente non è venduto puro, ma addizionato ad altre
sostanze inerti perché è instabile e rischierebbe di decomporsi prima di essere
sciolto in acqua per l’uso.
È possibile utilizzarlo sia in lavastoviglie che in lavatrice, nel bucato a
mano o nel pretrattamento delle macchie.
Tuttavia, visto che in acqua calda si scompone in ossigeno e soda, è
consigliabile soprattutto per le fibre resistenti, i colori solidi e in dosi
non eccessive. Queste ultime dipendono anche dalla purezza del prodotto: se il
percarbonato è presente in alta percentuale, le dosi possono essere minori,
diversamente si possono aumentare se è addizionato a molta sostanza inerte.
Per questo si consiglia di controllare sempre la
percentuale di percarbonato presente nel prodotto, anche per fare una
comparazione proporzionale a livello di prezzo.
Il termine lisciva identifica una miscela di ingredienti (carbonato di
sodio, saponi, tensioattivi ecc.) che ha origini antiche e si è modificata nel
corso dei decenni. Non essendo codificato e registrato (INCI), chiunque può
realizzare e chiamare lisciva qualsiasi miscela che contenga più o meno soda,
saponi e altri ingredienti.
Tradizionalmente veniva
ottenuta per soluzione con acqua calda o cottura o macerazione della cenere
e oggi è stata “riscoperta” e qualcuno la usa.
La soluzione ottenuta dalla
cenere è fortemente alcalina perciò va usata con precauzione. Ha sicuramente un
effetto sgrassante ma è poco adatta ai tessuti moderni.
L’uso della lisciva era concepibile nel passato quando erano diversi i tessuti,
lo sporco, la frequenza di lavaggio e l’azione meccanica. Inoltre non è
garantita l’assenza di nocività sulle persone e sull’ambiente, anche per la
presenza di possibili fosfati. (Non è detto che le nostre nonne non
inquinassero, ma allora il problema si poneva meno perché i bucati erano più
ridotti e soprattutto la popolazione mondiale non era quella di oggi).
L’aceto è un miscuglio di
sostanze tra le quali l’acido acetico che gli conferisce il caratteristico
odore.
Gli aceti da tavola – che si trovano comunemente nei supermercati – presentano
una concentrazione di acido acetico variabile tra il 5% e l’8%.
L’acido acetico, per le sue proprietà chimiche, può sciogliere molecole molto
diverse fra loro, per questo l’aceto si rivela un ottimo detergente.
Il suo ampio spettro di
usi, però, necessita di alcune precauzioni: non bisogna usare l’aceto sul
marmo, sul travertino e sulle altre pietre a componente calcarea, sui parquet
oliati, e non bisogna mescolarlo con sostanze alcaline: bicarbonato, soda,
detersivi per la lavatrice e la lavastoviglie e naturalmente, per chi la usa,
candeggina o detergenti alla candeggina.
Si può usare in aggiunta al
detersivo per i piatti a mano – che è neutro – anche per pretrattare lo sporco difficile
e nell’ultimo risciacquo di lavatrice e lavastoviglie, quando ormai i detersivi
sono stati sciacquati.
Mescolato al sale da cucina fa brillare come nuove le
pentole in rame.
Attenzione: è sconsigliabile, per gli usi domestici, usare l’acido acetico
puro, specialmente se in concentrazione superiore al 25%, perché può provocare
danni alla pelle, agli occhi, alle mucose e ai metalli.
È un acido più debole
dell’acetico quindi, perché sia efficace, bisogna usarlo a una concentrazione
maggiore, tra il 15 e il 20%. È una sostanza assolutamente
naturale, infatti è presente in quasi tutta la frutta, in particolare il succo
di limone ne contiene il 5-7%. È inodore ed è usato nell’industria alimentare e
farmaceutica come acidulante e conservante.
Da solo sostituisce 4 prodotti per la casa:
il disincrostante
l’anticalcare
il brillantante
l’ammorbidente.
Comprandolo in polvere e
diluendolo si evita di buttare continuamente bottiglie esaurite.
Si presenta sotto forma di piccoli cristalli trasparenti e si può trovare
comunemente nella forma anidra o monoidrata; la prima è pura, nella seconda la molecola
dell’acido è legata a una molecola d’acqua.
Dovendo comunque essere diluito in acqua, la differenza è minima (-10%). Per
preparare una soluzione al
15-20% sciogliere 150-200 gr. di acido citrico anidro in 1 litro d’acqua; in
caso di monoidrato le quantità diventano 165-220 gr. sempre in 1 litro di
acqua. Sarebbe meglio usare acqua distillata, perché il calcare sciolto
nell’acqua di rubinetto “impegna” una parte di acido citrico, formando citrato
e diminuendone (di poco) la concentrazione.
La scelta tra una soluzione al 15% o al 20% è individuale e dipende
essenzialmente dalla durezza dell’acqua della propria zona: maggiore è la
durezza – e quindi il calcare presente nei rubinetti e negli elettrodomestici –
più alta sarà la concentrazione da usare.
La disinfezione più facile ed efficace è quella con acqua ossigenata: ad essa resistono solo
poche specie batteriche – nessuna se la concentrazione è elevata – e decomponendosi
semplicemente in acqua e ossigeno è sicuramente ecologica.
Dal punto di vista chimico,
l’acqua ossigenata è un energico reagente ossidante, perciò non viene mai
utilizzata pura, ma in soluzione acquosa in percentuali non superiori al 60%.
In soluzione fino al 5% viene usata come sbiancante o per schiarire i capelli,
in soluzione ancora più diluita (3%) è usata come disinfettante per
escoriazioni e ferite.
La molecola, come dice il
nome, contiene più ossigeno (H2O2) di quello presente nell’acqua normale, che
tende a perdere, liberandolo sotto forma di ossigeno nascente. Questo atomo di
ossigeno libero è molto reattivo e tende a legarsi alle altre molecole
ossidandole, perciò degrada e inattiva le molecole degli agenti infettanti.
Lo sviluppo di ossigeno in forma di bollicine è molto evidente quando per es.
si applica acqua ossigenata a una ferita.
Attenzione: soluzioni troppo concentrate di acqua ossigenata possono intaccare i metalli e il marmo.
La concentrazione dell’acqua
ossigenata viene espressa solitamente in “volumi”: essa rappresenta il rapporto
tra il volume di ossigeno gassoso, che si svilupperebbe per decomposizione
completa dell’acqua ossigenata, e il volume della soluzione medesima. Se, ad
esempio, una soluzione di acqua ossigenata ha un titolo di 10 volumi, significa
che dalla decomposizione completa di 1 litro di quella soluzione deriverebbero
10 litri di ossigeno gassoso (a 0 °C e pressione di 1 atm).
I “volumi” differiscono
dalle concentrazioni in percentuale: l’utilizzo di questi due metodi di
misurazione è talvolta causa di errore. In genere i fornitori per laboratori di
analisi chimiche indicano la concentrazione percentuale dell’acqua ossigenata,
mentre i produttori di articoli destinati all’uso domestico indicano i
“volumi”. Qui di seguito viene riportata una lista con le due misure di
concentrazione a confronto.
3% corrisponde a volumi 10
3,6% corrisponde a volumi 12
10% corrisponde a volumi 50
30% corrisponde a volumi 110
40% corrisponde a volumi 13
Gli olii essenziali sono
sostanze oleose profumate che si estraggono da parti di piante: fiori, frutti,
buccia, radici e foglie.
Sono sostanze fortemente concentrate che non devono mai essere usate pure, a
parte rarissime eccezioni, per non andare incontro a irritazioni.
Hanno proprietà terapeutiche, che non verranno prese in esame in questo studio.
Sappiate solo che queste essenze vanno utilizzate con cura e attenzione, in
piccole dosi.
Particolare attenzione va
usata qualora vi siano donne in gravidanza, molto sensibili agli effetti degli
olii essenziali, e bambini, che hanno un olfatto molto ricettivo
e ne avvertono e assimilano anche le minime tracce.
In entrambi i casi gli oli essenziali non andrebbero usati e, se proprio
necessario, vanno diluiti molto.
Rimane inteso che ammoniaca, acido muriatico, candeggina e quant’altro usiamo
quotidianamente in case abitate da bambini e donne incinte sono molto più
dannosi.
Gli oli essenziali di camomilla, canfora, menta e agrumi sono antagonisti dei
rimedi omeopatici, perciò non usateli contemporaneamente. Oppure siate accorti
nell’usarli a distanza di un’ora prima e un’ora dopo l’assunzione del rimedio.
La conservabilità degli oli
essenziali nelle diluizioni è di due-tre mesi, vanno quindi preparati in
quantità moderata in modo da consumarli entro tale periodo.
Gli oli essenziali non si sciolgono in acqua; si sciolgono invece negli oli
grassi, nell’alcool e nel sapone liquido. È sconsigliato mescolarli con aceto e
limone perché l’acidità potrebbe rendere inattivi alcuni tipi.
In particolare:
per disinfettare l'ambiente:
cannella, eucaliptus,
garofano, ginepro, lavanda, limone, origano, salvia, timo, tea tree
contro insetti:
basilico, lavanda, limone, maggiorana, melissa
contro le muffe:
lavanda e geranio
I prezzi variano a seconda del tipo di olio, in quanto cambia il metodo di estrazione, la quantità di olio che si riesce a ricavare da un frutto o da una radice e anche il prezzo all' origine del prodotto da cui si estrae l' olio.
LABORATORIO DETERSIVI
BIO-LOGICI : FAI DA TE
Cominciamo dal
sapone ( sapone di olio di oliva )
Ricetta base ,
metodo a freddo
Il metodo a freddo è il sistema più semplice e immediato per preparare il sapone . In questa tecnica si sfrutta il calore naturale , prodotto dalla reazione tra la soda caustica e i grassi, per portare a termine la saponificazione.
Ingredienti fondamentali :
1Kg di olio di oliva
128 grammi di soda caustica ( NaOH )
300 grammi di acqua
Ingredienti facoltativi
10/15 ml di olio essenziale a scelta , fiori secchi tritati ( lavanda ) ,coloranti naturali come cannella, curry, curcuma, paprika, cacao, estratto di oleoresina di rosmarino ( antiossidante )
Indossare le protezioni ( occhialini e guanti ) , pesare la soda caustica e diluirla nell’acqua : versarla poco a poco nell’acqua , mescolando in modo che si sciolga bene. Attenzione perché la temperatura della soluzione caustica salirà rapidamente sino a 70/80 °C. Riporre il contenitore in luogo sicuro e raffreddare . Pesare l’olio e scaldarlo lentamente su fuoco bassissimo. Controllare la temperatura con un termometro, quando l’olio e la soluzione caustica hanno raggiunto una temperatura di 45 °C versare la seconda nell’olio e mescolare bene con un cucchiaio di legno e omogeneizziamo il tutto con un frullatore ad immersione, il sapone cambierà colore e consistenza, diventando sempre più cremoso. Frulliamo sino alla formazione del NASTRO : facendo colare un po’ di miscela nel contenitore, vedremo che resterà in superficie per qualche secondo prima di affondare.
Dopo aver aggiunto velocemente gli ingredienti facoltativi , versare il sapone fresco negli stampini ( pref. silicone ) e isoliamo bene con coperte . Sformiamo dopo 48 ore e lasciamo maturare all’aria in un ambiente asciutto e fresco. La saponificazione si completa nel giro di un paio di settimane ma la stagionatura ottimale di un sapone di olio di oliva è 6-8 settimane. Stagionando il sapone migliora in compattezza, tenuta e delicatezza.
3 limoni, 400 ml di acqua, 200 g di sale, 100 ml di aceto
bianco o A piacere per i
piatti a mano. In caso di stoviglie unte basta aggiungere sulla spugnetta
un po’ di detersivo classico per piatti a mano visto che, a differenza di
quello per lavastoviglie, può mischiarsi con quello fai da te
Detersivo
piatti e lavastoviglie fai-da-te
DETERSIVO
GENERICO E PER I VETRI “fai da te” Per 500 ml servono: - 100
ml di alcool * - 400 ml di acqua **
- 8-10 gocce di detersivo per piatti - qualche goccia di olio essenziale a
scelta ( 5 gocce o poco più). Miscelare il tutto in uno spruzzatore. *
l’alcool alimentare bianco è inodore e ottimo per questo detersivo, ma di
costo elevato. Potete usare anche l’alcool denaturato (rosa), se non vi dà
fastidio l’odore. ** usare acqua distillata se l’acqua di rubinetto è
troppo calcarea (quest’ultima potrebbe lasciare aloni di calcare su
superfici più delicate e brillanti, come vetri e acciaio)
CREMA DETERGENTE “fai da
te” • miscelare bicarbonato con
detersivo piatti fino ad ottenere una pappetta semi-liquida (della
consistenza del Cif). Esercita un’azione
leggermente abrasiva. Si può usare quindi per il lavello di cucina o per
sanitari particolarmente sporchi. Utile anche per le pentole bruciate. SPRUZZATORE CON ACQUA E
BICARBONATO Sciogliere al massimo 48
g di bicarbonato in 500 ml d’acqua. Agitare sempre prima dell’uso. Il
bicarbonato è igienizzante, sgrassante e assorbe gli odori SPRUZZATORE CON ACQUA E
ACETO Diluire a scelta il 20%,
30% o 40% di aceto in restante acqua. Per 500 ml: 20% = 100 ml di aceto in
400 ml di acqua 30% = 150 ml di aceto in 350 ml di acqua 40% = 200 ml di
aceto in 300 ml di acqua Se l’acqua di rubinetto è troppo calcarea è
meglio usare l’acqua distillata. Eventualmente usa l’aceto di mele che ha
un odore più gradevole. Attenzione: non utilizzare su marmo e pietre,
legno, cotto e tutte le superfici sulle quali è sconsigliato l’uso di
sostanze acide. Si può usare in aggiunta al detersivo per i piatti a
mano – che è neutro – anche per pretrattare lo sporco difficile e
nell’ultimo risciacquo di lavatrice e lavastoviglie, quando ormai i
detersivi sono stati sciacquati.
Mescolato al sale da cucina fa brillare come nuove
le pentole in rame.
Spruzzatore
con acqua e acido citrico ( soluzione al 15-20% ) ANTICALCARE – AMMORBIDENTE
– DISINCROSTANTE - BRILLANTANTE Modalità d’uso •
Su tutte le superfici lavabili: applicare una soluzione al 15% per
eliminare le incrostazioni calcaree. Lasciare agire qualche minuto e
risciacquare. Non utilizzare su marmo e pietre, legno, cotto e tutte le
superfici sulle quali è sconsigliato l’uso di sostanze acide. •
In lavatrice come disincrostante: ogni mese versare 1 litro di una
soluzione al 15% direttamente nel cestello vuoto e avviare un programma ad
alta temperatura. •
In lavatrice come ammorbidente: versare 100 ml di una soluzione al 15 o 20%
nella vaschetta dell’ammorbidente. • In lavastoviglie come
brillantante:
SCHEMA DELLE
ASSOCIAZIONI PERMESSE E QUELLE VIETATE
Nota sulla
conservazione dei detersivi “fai da te”
Tutti i composti che contengono alcool o aceto si conservano a lungo, in quanto tali sostanze fanno da conservante (i sottaceti si conservano con aceto, la conservazione di alcuni alimenti sottosale è altrettanto valida, idem per conservazione in sostanze alcooliche). Il detersivo fai da te sale-limone si conserva a lungo; lo abbiamo tenuto anche due mesi in vasetto di vetro e usato fino alla fine. Per sicurezza potremmo dire che si conserva un mese. Chi lo usa abitualmente lo finisce assai prima, nelle proporzioni da noi indicate. Per maggior precauzione si consiglia di versarlo ancora caldo in vasetti di piccole dimensioni e tappare subito; lasciarlo raffreddare e conservarlo in frigorifero, prendendo un vasetto per volta e avendo l’accortezza di prelevare il composto con un cucchiaio pulito. Anche il detergente vetri fai da te e gli spruzzatori con bicarbonato e acido citrico si conservano a lungo. Tuttavia consigliamo, quando si fanno diluizioni acquose, di prepararne quantità non eccessive, che si esauriscano in un tempo ragionevole. Pressoché tutti i detersivi liquidi contengono conservanti per evitare la proliferazione dei microrganismi. Alcune persone sono solite diluirli, per esempio nei dosatori, per usarne meno. È senz’altro una buona pratica, ma consigliamo di diluirli al momento dell’uso o comunque di usare le soluzioni diluite entro pochi giorni.
Altri utili consigli si possono trovare :
www.biodetersivi.altervista.com
COME SCEGLIERE PRODOTTI PIU’ ECOCOMPATIBILI ?
Bibliografia
www.biodetersivi.altervista.com
I biodetersivi sono stati prodotti nei nostri
laboratori , secondo le ricette riportate, dagli alunni della classe IIIA
O.C.B coordinati dalle prof.sse : Ada
Iannotta e Angela Di Turo