La nostra "mission" |
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Promuovere una "scuola", quando se ne ha responsabilità apicali, presenta almeno un duplice rischio: quello di far ricorso ad una eccessiva enfasi curvata sul "successo " che se ne può conseguire; quello di promuoverne l'immagine come se fosse un prodotto qualsiasi e, per ciò stesso, il nostro "bucato"...più bianco di altri. Scongiurerò immediatamente questo rischio, osservando che la relazione educativa non equivale con la fruizione di un prodotto: è reciprocità , dare e avere, offrire i propri cuori e le proprie intelligenze a chi ti offre esperienza, cultura, emozioni, progetti che parlano di futuro e si collegano ad un passato che i giovani non hanno conosciuto. |
| Ed allora ...un istituto "professionale" rimane ancora, ed in qualche misura, avviluppato da pre-giudizi radicati, che avrebbero - da più di un secolo - deciso quali siano le scuole di "serie A" e quali altre siano le scuole di serie diversa. Senonchè, proprio le difficoltà di inserimento nel mondo del lavoro ci insegnano che lo stesso, soprattutto il tessuto vitale di piccole e medie imprese, ha bisogno di operatori e tecnici di preparazione affidabile e che sappiano esprimere un "sapere" che non può essere disgiunto dal "saper fare". E' questo lo specifico di un istituto professionale ed il nostro "Cabrini" trae la propria linfa vitale, la propria ragione di esistere dalla preoccupazione di rispondere ai bisogni ad un tempo di "cultura" e "professionalità" dei ceti sociali, che, a prescindere dal possibile raggiungimento dei gradi più alti dell'istruzione (cui dà accesso anche il Cabrini), vogliono assicurare ai propri figli un titolo spendibile nel mondo economico, sia dopo tre anni - la qualifica intermedia - sia dopo il regolare quinquennio : la maturità. E che la Scuola non debba essere solo "auditorium" ...lo testimoniano le acquisizioni più recenti della pedagogia, che, anche nel corso di studi umanistici, rivelano la necessità improrogabile di istituirsi quotidianamente come "laboratorium", applicazione, scuola fondata sì sulla parola, ma anche - altri diranno soprattutto - sulla "praxis", sulla capacità di applicare quella "parola". Il Dirigente Scolastico prof. Angelo Carrieri |
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